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almeno credo


Diario


7 settembre 2005

segue .... Bangkok una citta' tutta da scoprire....

 

Tempio di Erawan



All'interno del recinto, ai gas di scarico delle automobili si aggiunge la densa nuvola di fumo che sale dalle centinaia di bastoncini di incenso accesi ai piedi della statua dorata che rappresenta il dio dalle quattro teste. Sono le otto del mattino e intorno a me c'è una vera folla di fedeli venuti qui a pregare prima di cominciare la loro giornata di lavoro. Ci sono operai in tuta blu, donne con le borse della spesa, funzionari in camicia bianca e cravatta, qualche turista asiatico. Nel padiglione coperto che chiude un lato della piazzetta alcune danzatrici in costume tradizionale si rifanno il trucco, qualcuna legge un libro, un'altra sfoglia una rivista.

Si avvicina un uomo di mezza età, scambia il tradizionale saluto a mani giunte con quello che suppongo sia il capo del complesso, parlano per qualche secondo, gli dà del denaro. Le danzatrici si sistemano in fretta, i musicisti prendono gli strumenti e cominciano a suonare. Scoprirò poi che l'offerta della danza, per tutta la durata della quale il committente ha pregato inginocchiandosi davanti a ciascuna delle quattro facce del dio e portandosi alla fronte ciascun bastoncino di incenso prima di posarlo, sull'altare, di solito si fa come ringraziamento per una grazia ricevuta. Chissà cosa aveva chiesto quel signore così distinto: il buon esito di un'operazione finanziaria, forse.

Ora è una bella ragazza appena entrata dal cancello ad attirare la mia attenzione. Potrebbe essere una modella: alta, impeccabilmente elegante nel suo abito nero sicuramente firmato. Dalla spalla le pende sul fianco una borsetta Prada. Ha un'espressione concentrata, offre le sue preghiere e le sue ghirlande di fiori con movimenti che hanno l'eleganza di una ballerina. Fa venire il desiderio di imitarla: mi trattengo perché nella mia ignoranza non potrei che scimmiottare goffamente gesti dei quali non conosco il significato.

Completato il suo giro intorno alla statua, la ragazza esce dal cancello. Ma non è andata via: pochi istanti più tardi la rivedo sulla soglia. Tiene in mano una gabbietta rossa. Si ferma, solleva la gabbietta davanti a sé, prega per qualche secondo poi apre lo sportello. Ne esce un piccolo stormo di uccelli, passerotti che volano via in fila indiana virando intorno a Brahma e per sparire fra i rami di un albero vicino.

Questa è una cosa che capisco anch'io.

Grazie all'aiuto di un passante che mi fa da interprete con la vecchia venditrice non abituata a trattare con i turisti compro per 400 baht i miei nove passerotti da liberare per buon augurio. Sono piccolissimi, devono essere stati svezzati da pochi giorni. Non ho divinità alle quali inviare la mia preghiera ma non importa, liberare nove piccole vite non può che portare bene. Riemerge confusamente il ricordo di una lettura infantile: un aneddoto che narra di come Leonardo da Vinci avesse l'abitudine di frequentare il mercato per comprare uccelli da liberare sotto lo sguardo stupito dei venditori che non capivano perché volesse spendere dei soldi se poi non intendeva tenersi in casa gli animali che aveva acquistato.

Sollevo le sbarre trattenute da un elastico. Volano via in otto. L'ultimo è girato verso di me, mi guarda e non si accorge dello sportello aperto. Devo dare alcuni colpetti al fianco della gabbia per convincerlo a prendersi la libertà che gli ho acquistato. Si dondola sulla soglia e finalmente vola via e scompare fra le foglie come gli altri. Non so come interpretare la sua esitazione. Preferisco non chiedere. E restare libero di fantasticare che, prima di volare via, quel nono passerotto abbia voluto imprimersi bene nella memoria il viso del liberatore da ringraziare mandandogli una buona sorte.

fine 2.da parte




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4 settembre 2005

Bangkok, una citta' tutta da scoprire!

Dalla preghiera mattutina in un tempio soffocato dal traffico ma non per questo meno mistico fino alla festosa celebrazione del tramonto nello stesso tempio. E in mezzo, l’avveniristica metropolitana sopraelevata, il fiume, i negozietti di antiquariato, il Palazzo reale, l’università del massaggio, chinatown e tutta la magia di una città affascinante quanto incomprensibile

Se alzo gli occhi vedo immagini che ricordano più la Gotham City di Batman che un esotico paesaggio orientale. Enormi grattacieli di vetro e cemento con incongrue e colossali insegne a caratteri esotici in colori vivaci. Proprio sopra la mia testa, schivando i palazzi con curve da ottovolante, si incrociano i due canali di cemento armato dove scorrono i binari della metropolitana aerea.

A terra, immerso in una nuvola di smog umido, un mare di automobili. Coprono ogni centimetro dell'asfalto, muovendosi con una lentezza esasperante: soste di due minuti e passa per poi avanzare di cinquanta metri e fermarsi di nuovo. Incredibilmente, il frastuono viene tutto dai motori: il traffico di Bangkok è folle per la densità delle macchine, ma silenzioso e tutto sommato ordinato come proprio non ti aspetti in una città orientale.

Tuk-tuk



Mi viene da ridere pensando allo stereotipo turistico del viaggio in Oriente alla ricerca del passato. È tutta una nostra invenzione: i tempi della Thailandia e di gran parte del sud-est asiatico sono il presente e il futuro. In mezzo al traffico ci sono ancora i tuk-tuk, i taxi-mototricicli che fanno tanto esotico. Ma aspettano il verde fissando semafori digitali high-tech che nella mia vecchia Milano ci sogniamo: il loro conto alla rovescia ti dice quanti secondi ancora dovrai aspettare il verde, e poi per quanti secondi potrai sperare di avanzare prima che torni a essere rosso. Geniale: così sai quello che ti aspetta e ti metti il cuore in pace.

In mezzo a tutto questo, in un angolo sovrastato dalle altissime vetrate del negozio Burberry's che si alternano ai marmi bianchi del Grand Hyatt Hotel, un tempietto. Lo Erawan Shrine è forse il punto più sacro di tutta Bangkok, di sicuro uno di quelli che attirano la maggior parte di thailandesi e fedeli buddisti da tutto il mondo. È solo per caso che ho deciso di visitare  questo tempio che molte guide turistiche liquidano in un paio di righe: Abito a Thong Lor e mi è bastato fare quattro passi per arrivare qui. Ma è un caso sapiente: non avrei potuto scegliere un luogo migliore per cogliere lo spirito profondo di Bangkok.

In questa città fondata appena poco più di due secoli fa, dove nulla è particolarmente antico e il vecchio viene abbattuto in continuazione per far posto al nuovo senza pensarci troppo, anche il veneratissimo tempietto di Erawan ha meno di cinquant'anni: fu costruito nel 1956.

Fateci caso quando girate per Bangkok, noterete che non c'è costruzione piccola o grande che non abbia il suo tempietto, di solito una casetta delle dimensioni di una gabbia per canarini sorretta da una colonna. Sono le «case degli spiriti» che i thailandesi costruiscono per offrire un ricovero agli spiriti del luogo disturbati dall'intervento umano. Devono essere collocate in un punto che non riceva mai l'ombra dell'edificio e gli spiriti che si spera vi si trasferiscano senza arrabbiarsi sono tenuti buoni con offerte di fiori, bevande e cibo. Non si scappa, anche il più moderno grattacielo con le pareti a specchio ha la sua casa degli spiriti. Mi è capitato di vederne una, molto grande, collocata su una terrazza alla base del grattacielo di cristallo verde di una banca: e sono sicuro che fra le mansioni dei custodi ci sia la visita quotidiana al tempietto per offrire agli spiriti le ghirlande di fiori e i dolcetti forniti dall'amministrazione. Ma forse c'è anche qualche dirigente che prima di cominciare una giornata di riunioni fa una capatina su quel tetto catramato per accendere un bastoncino di incenso e lasciare il suo tributo.

Il tempietto di Erawan è nato così. Secondo la storia ufficiale, quando fu completata la costruzione dell'hotel Erawan, predecessore dell'attuale Hyatt, come abitudine il proprietario consultò un astrologo perché gli consigliasse la data migliore per l'inaugurazione. Ma si sentì dare una pessima notizia: il lavoro era stato cominciato in un giorno infausto. Una normale casa degli spiriti non poteva bastare, per tener lontana la sfortuna occorreva un vero e proprio tempio dedicato a Brahma.

segue......




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3 settembre 2005

Ad un karaoke di Bangkok.......



Un simpatico video, al Mbk di Bangkok
Niente tagli e niente imbarazzi

La qualita' e' scadente perche' ho dovuto abbassare
la pesantezza del video per farlo vedere tutto
(non che fosse un gran che prima....)

Buone risate!
Ilan




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3 settembre 2005

Racconto e visione dopo quasi un anno in Thailandia

Parte 2

Buddismo e vita quotidiana
Circa il 95% dei Thailandesi è buddista di ceppo theravada cioè meridionale di derivazione indiana singalese, i thai sono gli unici popoli ad aver mantenuto un'ortodossia pura già dai tempi degli antichi regni, tanto che, quando in Sri Lanka, a causa delle persecuzioni olandesi, si spezzò la linea di ordinazione dei monaci, furono i thailandesi a ricostituire la confraternita buddista.
Per tradizione ogni thailandese maschio deve farsi monaco per un breve periodo della sua vita, generalmente tra la fine della scuola e l'inizio del lavoro, ecco perché vi sono moltissimi monaci giovani o giovanissimi nei 32.000 templi sparsi nel paese.
L'architettura religiosa è estremamente ricca, ogni oggetto, muro, tetto è ricoperto di lamine d'oro, che risplendono durante il tramonto, illuminando il giardino che li circonda. Un'offerta molto comune fatta nei Wat (templi) sono le foglioline d'oro, vendute all'entrata su pezzetti di carta cerata; sono applicate preferibilmente sul viso delle statue, sovrapponendone strati e strati fino a deformare i lineamenti. Le statue ci appaiono tutte uguali, perché esistono regole per la rappresentazione del Buddha, tra le quali il totale annullamento della personalità dell'artista. Ogni casa possiede il suo simulacro, cui destinare offerte, e il mercato delle rappresentazioni dell'illuminato è molto florido, anche se destinato solo al mercato interno, è, infatti, severamente vietata l'esportazione.
Songkran un motivo in più per andare in Thailandia
C'è un motivo in più per scegliere il regno di Siam in aprile: il capodanno solare. Il SongKran è osservato anche in Birmania, Laos e Cambogia, la parola deriva dal sanscrito e significa "Nuovo anno solare", infatti, nel calendario tradizionale Thai, l'anno inizia il 13 aprile. In questa occasione la gente porta ai templi offerte di cibo e risuonano canti e musiche per le strade. Le donne fanno le pulizie dell'anno e buttano via le cose vecchie, perché vi è la credenza religiosa che se fossero mantenute si attirerebbe la sfortuna.
Durante il pomeriggio del 13 le immagini del Buddha sono bagnate e i giovani cospargono d'acqua il capo dei loro genitori e degli anziani, in segno di rispetto, un tempo i giovani facevano loro un bagno totale e donavano vestiti nuovi. Un altro uso del giorno del Songkran è la liberazione degli uccellini e dei pesci dalle gabbie e dalle vasche. Si crede che grandi vantaggi derivino da tali azioni.
A Paklat (Pha Pradaeng) a Sud di Bangkok, le ragazze abbigliate con colori vivaci formano una processione, portando bocce con i pesci fino ai fiumi dove li liberano. Questo costume deriva da un uso contadino delle pianure centrali della Thailandia. Durante la stagione delle piogge, si allagano i campi, quando cessano le precipitazioni, si formano delle pozze che gradualmente si seccavano, intrappolando i pesciolini. I contadini allora catturano i pesci e li tengono a casa fino al giorno del Songkran quando li liberano nei canali, adempiendo al voto di non mangiarli.
Ovunque si festeggia il capodanno, ma è particolarmente sentito a Chiang Mai, dove gli studenti hanno anche tre giorni di vacanza. Si organizza una processione di donne e ragazze, c'è musica in ogni angolo; una regina del Festival dell'acqua è scelta per la sua simpatia. Il Ping River che costeggia le mura della città di Ciang Mai è pieno di gente che prende l'acqua per lanciarla addosso ai passanti. I contadini arrivano da tutti i villaggi vicini, partecipando attivamente, anche perché la festa cade nella stagione secca, quindi nel periodo in cui i lavori dei campi sono rallentati.
In accordo con un'antica credenza i Nagas (i serpenti mitici) portano la pioggia estraendola dai mari; e più ne prendono, più pioggia ci sarà. Nella festa di Songkran, si traduce la leggenda con: "più acqua si butta addosso, più ricchezza si avrà".
Così dal 13 al 16 aprile tutta la Thailandia, ogni città, villaggio, casa si trasforma in una piscina rituale ed ogni persona, bambino, posato adulto, anziano, diventa un sacerdote "benedicente" o meglio, in senso più esplicito "bene-innaffiatore". La gente si riversa nelle strade munita di secchi, pistole ad acqua, bidoni, pompe e bagna chiunque passi e in qualunque mezzo di trasporto. Non si salva chi viaggia in pullman, in auto, in treno, in bicicletta o in moto. Il bagno rituale, purificante e di buon augurio non perdona. Ovunque c'è qualcuno in agguato che con un "Good Luck" tira una secchiellata d'acqua in testa. Tutti partecipano, e i turisti possono solo adeguarsi, comprandosi colorati Liquidator, e rispondendo al "fuoco". Le battaglie sono particolarmente frequenti la sera, al tramonto, ma in nessun momento del giorno o in qualunque attività si è in salvo - si è anche bersagliati nei negozi o nei grandi centri commerciali della capitale.
Se si possiede sufficiente senso dell'umorismo e voglia di giocare è un momento di grande divertimento e l'occasione giusta per fare conoscenza con i thailandesi; non importa se non si riesce a comunicare per problemi linguistici, basta un sorriso, grondante acqua.
Turismo sessuale una triste invenzione occidentale
Quando, prima dell'estate, spunta su ogni rivista che si rispetti la guida alle vacanze, i giornalisti parlano della Thailandia come il paradiso terrestre del massaggio sessuale. Quando per la prima volta siamo andati in Thailandia, tra amici e parenti si sono sprecate considerazioni ironiche sulla nostra vita sessuale, sui rischi e pericoli delle malattie sessuali, lasciando trapelare dubbi e ipotesi su presunte perversioni di coppia o di singolo.
Ciò che abbiamo incontrato è una realtà ben diversa.
I thailandesi attribuiscono all'arrivo dei cinesi, nella metà dell'800, la nascita della prostituzione, anche se il Siam era propizio al mercato praticando tradizionalmente la poliginia e soprattutto l'uso della mia nòi - moglie minore - esperta nelle arti dell'amore. Indubbiamente però il primo bordello nel quartiere di Sampeng, a Bangkok, nacque per opera dei cinesi; ci lavoravano solo donne di quella nazionalità e le thailandesi che iniziarono l'attività, a cavallo dei due secoli, adottavano un nome cinese.
Le prime vere prostitute, comparvero quando fu proibita la poligamia nel 1934. Durante la seconda guerra mondiale prima e la guerra del Vietnam dopo, il grande afflusso di truppe in licenza a Bangkok fece però fiorire il mercato.
A tutt'oggi, il commercio del sesso a pagamento è in mano ai cinesi e la maggior concentrazione è a Chiang Mai nel Nord, a Bangkok e nelle città a forte presenza cinese del Sud (Phuket, Yala). Nonostante la sua fama la Thailandia si colloca però solo al terzo posto fra i paesi asiatici a maggior diffusione della prostituzione, dopo Taiwan e le Filippine.
Le sale di massaggio e di spettacoli erotici sono concentrati in quartieri ben precisi e chi tanto ne parla deve essere per forza andato a cercarli.
Non tutte le donne sono prostitute ed è molto triste che un certo genere di turisti, in prima fila gli italiani, trattino qualunque ragazza giovane, incontrata per strada, come una meretrice, solo per la facilità al sorriso, che viene frainteso. Le giovani thailandesi sono profondamente pudiche ed è difficile vederle anche solo in costume da bagno.
Le prostitute visibili sono destinate solo all'"esportazione", per i clienti occidentali ( come odio il mio lavoro mentre vi racconto....); il mercato interno è pressoché invisibile e quindi il problema è davvero una creazione della nostra pubblicità che incita ad un turismo sessuale, anche se sembra non farlo. La continua richiesta fa abbandonare le campagne a migliaia di ragazze con un basso livello di istruzione che sperano così di cambiare in meglio.
Smettiamola una buona volta di parlare della Thailandia come di un paese del sesso a pagamento in ogni dove (ed e' anche una risposta a chi mi crede qua' per questi motivi....). Le prostitute ci sono, è innegabile, e nascondono storie di povertà e sfruttamento come fanno in tutto il mondo. Cerchiamo di non pubblicizzare questo mercato e soprattutto di non andarle continuamente a cercare.



(una cara amica.....amica)



Ciao Ilan




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1 settembre 2005

Riprende la vita a Bangkok.....

...Inutile negarlo, questo paese continua a stupire con le sue molteplici ragioni di
essere il luogo della mia ritrovata felicita' accanto a questa gente meravigliosa, che
non chiede niente, ma ti da tanto! E ricevo ricevo...quasi da farmi scoppiare il cuore
dalla mia consapevolezza e ricerca di unione, amicizia, sguardi e profumi!
Sono un altra persona....in risposta a chi mi crede sempre lo stesso...isterico, rapidissimo, istintivo....troppo...e' qui che ritrovo le movenze e il piacere di amarmi e guardare gli altri con
una luce tutta diversa, forte, solare, piena di umori e colori....
In effetti la vita quotidiana milanese per me, e credo per molti, lascia molti punti interrogativi irrisolti. Qua' si va in fondo fino alla radice del concetto e della parola, magari senza tropp intellettualita' ma con quel binomio, anzi meglio dire con quella solidarieta' che qua' in oriente fa parte della quotidianita' .... i rapporti si basano sul rispetto di qualsiasi forma e del piacere di ritrovarsi... solo anche per quardare un tramonto cementato di Bangkok!
Ahhhh.... sono borghese......mi sono comprato una macchina (senza patente) per girovagare tutti gli angoli della citta' e limitrofe...il fine settimana scorso sono stato in un parco nazionale vicino a Koh Chang (250km da Bkk) stupendo... una festa paesana con tutte famiglie thailandesi che facevano pic-nic.... ed inutile dirlo che rispetto per la natura hanno???? altro che i vaffa e la sporcizia che ci circondava sul ticino... tutt'un'altra cultura!
....
A presto...
con le prossime!




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1 settembre 2005

Racconto e visione dopo quasi un anno in Thailandia!


Prima Parte
La Thailandia o il Siam è stato l'unico paese del Sud Est asiatico a non essere stato colonizzato da qualche paese occidentale; fu invaso ripetutamente dai popoli vicini (birmani, khmer e dai giapponesi, durante la seconda guerra mondiale), ma nessuno si fermò così a lungo da poter imporre il suo stile di vita. Grazie al rispetto e alla generosità, i thailandesi hanno giovato dei rapporti con altri popoli, ma non hanno perso la loro autonomia e le tradizioni di una cultura millenaria. Se a qualcuno è capitato di viaggiare in altri paesi del Sud Est asiatico, avrà sicuramente incontrato un'alternanza d'ostilità e di servilismo, derivata dall'abitudine all'asservimento coloniale. In Thailandia entrambi questi atteggiamenti sono assenti, il thailandese tratta da pari sia nel bene sia nel male.
Purtroppo la penetrazione di un capitalismo monopolistico ha recato molti più danni dei tentativi di conquista con le armi. Le grandi città, e in particolare Bangkok, sono soffocate dal caldo umido, da un inquinamento senza confronto, dal cemento e cristalli dei grattacieli e dai miti consumistici di catene di fastwood e ipermercati.
L'edilizia selvaggia e la chiusura dei canali hanno trasformato Bangkok in una città a rischio per le inondazioni monsoniche dalle conseguenze devastanti, facendola abbassare ogni anno di dieci centimetri; le isole del Sud sono diventate Luna Park per turisti dalle mille esigenze (parchi acquatici, piscine, bar, discoteche, mega-alberghi con mega comfort, ecc.).
La Thailandia è il paese dalle molteplici sfaccettature, dai colori più belli a quelli più cupi. Ad una natura lussureggiante e ai paesaggi inconsueti fa eco la devastazione ecologica del cemento e l'abbattimento delle foreste, alla cultura millenaria appassionante e affascinante risponde il commercio dell'oppio che trasforma migliaia di persone in eroinomani.
Per capire il regno del Siam bisogna andarci, vederlo, parlare con la gente; è un paese che dà molto, molto più di altri, ma chiede anche molta comprensione e rispetto.
A.A.A. Elefante boscaiolo disoccupato offresi
L'elefante è il simbolo della Thailandia; per i sovrani dell'antico regno del Siam, se era bianco portava ricchezza e fortuna ed ora, se toccato sotto la pancia durante le festività, rende la famiglia prospera.
L'elephans maximus è il mammifero terrestre più grosso che ancora non sia estinto e per molti secoli è stato in Thailandia lo strumento di lavoro più adatto alla raccolta del legno nelle foreste del Nord.
Gli elefanti boscaioli hanno un unico padrone per tutta la loro vita, il mahout che vive quasi in simbiosi con l'animale: lo addestra da giovane, lo fa lavorare e lo accudisce da adulto. La pulizia degli animali è un rituale complesso: gli elefanti si immergono nell'acqua del fiume, i mahout sfregano con le mani la testa e la schiena dei loro protetti, liberandoli dai parassiti. L'addestramento nel lavoro dura sette anni, questi animali vivono in media 55-60 anni.
Ormai però i pachidermi non hanno un futuro come boscaioli. Una legge del 1989 vieta in Thailandia l'abbattimento degli alberi pregiati, in particolare del teak (pianta che può raggiungere anche i quaranta metri d'altezza). Tale legge è stata necessaria per fronteggiare il grave problema della deforestazione che, negli ultimi 50 anni, ha ridotto la superficie boschiva settentrionale di tre quarti. Oggi è necessario un permesso dello stato anche per il recupero del legname delle vecchie costruzioni. Ciò nonostante il taglio e il commercio clandestino è molto attivo.
Così agli elefanti che aspirano 70 litri d'acqua il giorno e sono costretti a nutrirsi per diciotto-venti ore al giorno, sradicando fino a 350 chilogrammi di vegetazione, sono venuti a mancare contemporaneamente il lavoro e il pane quotidiano.
Fortunamente, bisogna dirlo in questo caso, lo sviluppo turistico è venuto in soccorso alla natura, convertendo tali enormi macchine agricole in attrazione per i gitanti. Gli elefanti delle numerose scuole d'addestramento del Nord - la più famosa è Tang Dao - perpetuano un costume ormai passato, trasportando tronchi e visitatori per i sentieri della foresta con i mahout che pungolano gli animali con il caratteristico bastone a punta metallica ricurva che suscita orrore nel turista, dimentico dell'etimologia del sostantivo "Pachiderma"- animale dalla pelle grossa.
Purtroppo, come tutte le categorie lavorative in crisi, anche per gli elefanti thailandesi degli anni novanta esiste il lavoro nero e lo sfruttamento della disoccupazione. Infatti, i contrabbandieri di legname che operano tra Birmania, Thailandia e Laos preferiscono utilizzare questi animali per sradicare e trasportare tronchi pregiati, essendo molto più silenziosi e maneggevoli dei trattori.
Il governo sta cercando di bloccare questo commercio, ma la strada è ancora lunga, essendo strettamente legato al traffico di stupefacenti.

Elefante in Thailandia




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31 agosto 2005

La Meditazione

Cosa significa meditare?

È difficile dare una risposta a quella che potrebbe sembrare una domanda piuttosto semplice. Si potrebbe anzi dire che il buon meditante, più pratica e maggiormente si rende consapevole di quanto l’essenza della meditazione stessa sia sfuggente, inafferrabile, indefinibile.

Possiamo tuttavia dire che la meditazione è uno stato di puro essere, di chiara consapevolezza, di attenzione osservante: uno stato originariamente naturale, ma per il quale è necessario un lavoro su di sé. Si ritorna alla condizione normale del corpo e della mente: uno stato di unità, precedente a qualsiasi dualità. Attraverso una serie di esercizi di indagine della propria meccanica fisica e mentale (dalle sensazioni e dai pensieri più grossolani a quelli più sottili), si è pienamente presenti, consapevoli, qui ed ora: si realizza la pienezza della pura attenzione.


Meditare è addestrarsi a quello che è stato chiamato ‘il miracolo della presenza mentale’: si scopre che quella che ritenevamo all’inizio una pratica circoscritta in tempi e luoghi prestabiliti (la palestra, la nostra camera, ad esempio) diventa via via una macchia d’olio in grado di mutare radicalmente il nostro stare nel mondo, il nostro vivere la vita. Meditare non significa rifugiarsi nel proprio paradiso mentale, bensì avere un contatto schietto e diretto con se stessi e con ciò che ci circonda, liberi dagli innumerevoli filtri che si interpongono tra noi e la realtà. Meditare vuol dire avere un reale possibilità di conoscere se stessi (un conoscere non meramente intellettuale) ed entrare in un percorso di crescita interiore. Tante sono le teorie psicologiche, filosofiche, ecc.: nella meditazione si abbandonano le parole, le spiegazioni, dirigendosi semplicemente all’interno della nostra natura.


La meditazione è attenzione: non si tratta di cosa stai facendo, ma di come lo fai.

La meditazione è la tua natura: non è un risultato – è una condizione reale. Non deve essere raggiunta, deve solo essere riconosciuta. È la tua essenza: non puoi averla e non puoi non averla. Non può essere posseduta, non è una cosa.

La meditazione è osservazione: non fare niente, non ripetere dei mantra, non ripetere il nome di dio – semplicemente osserva la tua mente. Non disturbarla, non ostacolarla, non reprimerla.

La meditazione non è un credo, non è un dogma, non è un culto, non è una religione, non è una morale, non è un giudizio: è un’esperienza evidente in se stessa.

La meditazione è non-fuggire: è rilassarsi ed essere nel momento, nel presente. È permanere nel qui e ora.

La meditazione è chiarezza di visione. È uno stato di pienezza, di vuoto e di unità.

La meditazione è l’arte della consapevolezza: è una resurrezione dalla cecità di ciò che è, è essere presenti.

La meditazione non è una tecnica, non è un pensiero particolare, non è uno sforzo, non è concentrazione: è comprensione ed equilibrio, è equanimità e silenzio, è ascolto e stabilità.

La meditazione non è staccare la spina: è lo stato naturale della mente, la sua semplicità, è il lasciare andare la presa, la quiete originaria.





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14 giugno 2005

il riposo del guerriero di Bangkok.....4.ta ed ultima parte

14 giugno 2005

Parte finale....

In un mercato thai. Nonostante tutte le trasformazioni che il turista riesce a cogliere in questo paese che fu riposo di guerrieri tornati da campi di battaglia e da uffici con aria troppo condizionata, gli varrà sempre la pena un viaggio a Bangkok per collezionare un mito della geografia asiatica ed evocare al calore del Mekong (acquavite di riso buonissima assai simile al whisky) l'immaginario dell'Asia. Rimane sempre la risorsa di andarsene da Bangkok e mettersi a costeggiare il golfo del Siam per rintracciare le rotte di Joseph Conrad, o imbarcarsi in cerca delle isole, quasi vergini, in cui già comincia a penetrare il piccone o il bulldozer, per costruire appartamenti per i turisti nell'intento di lottizzare il paradiso per fuggiaschi del mondo lottizzato. E, per il momento, a Bangkok è sempre affascinante visitare il Grande Mercato della Domenica e smarrirsi tra la gente vestita a festa che formicola sulla spianata su cui si prolunga, sino all'orizzonte più prossimo, un labirinto di negozietti e bancarelle all'aria aperta.
Appena il tempo di scendere dal taxi e lasciarsi dietro l'atmosfera dell'aria condizionata, e le narici e i polmoni vengono investiti da un'ondata di aria calda e unta, profumata dai fritti in olio di cocco e dall'aromatico prezzemolo asiatico, dai cipollotti e dallo zenzero.
Non si hanno abbastanza occhi, né abbastanza vita, per conoscere nella sua totalità quanto offre questo Mercato della Domenica. La giungla in vasi, gabbie e acquari giganteschi, o le scatole di cartone dove le farfalle diventano strani fiori del male corpore insepulto. Salamoie brune, mosche, sputacchi di betel, chicchi verdi di riso, salamelle dolci e purulente, animali mummificati nella loro asciuttezza, peperoncini minacciosi e innervositi come eserciti di cavalette africane, funghi leggerissimi, vasellame sospettosamente valenziano, losanghe d'erba vera, galline, colibrì, bùceri, lucertole, una piccola tigre, fornelli portatili e girevoli offerti alla filosofia del mangiare quando si ha fame e al diritto naturale di sopravvivenza delle mosche asiatiche, sciroppi di tutti i colori della sciropposità, boschi di bottiglie di salsa pesce, il sale della Thailandia, un cane bassotto come una lampreda, duro e bigio, maialini neri, jeans, cobra senza veleno, manguste nella loro gabbia manicomio, cassette di Steve Wonder e dei Supertramp, cocco filato, noci di cocco addomesticate dal machete e ridotte in scatole verdi per la cannuccia di plastica, piccole tettoie prefabbricate, una giovane tigre senza un ruggito da portarsi in bocca, spiedini di maiale ricoperti da un miele scuro, spaghetti di riso sottili come cibo per angeli vergini, orchidee cresciute in noci di cocco, giacconi di plastica imbottiti per inverni mentali, tenute militari per guerriglieri urbani, machete, portachiavi, uova di pesce in salamoia simili a coglioni di mulatto, una vasca da bagno in cemento dipinta di verde, agitatori sociali col megafono che incitano le masse mentre la polizia sembra non sentirli e controlla il tutto a una distanza tollerante e prudente.
«Continuano le agitazioni studentesche contro gli aumenti degli autobus», annuncia il Bangkok Post in prima pagina e compare un vecchio accovacciato che dialoga con alcuni giovani studenti, quasi sicuramente contestatori, accovacciati pure loro. Un deputato vecchio e solidale con le rivendicazioni reali. Perché tutti i mercati continuano ad essere l'unica metafora sincera della vita e della morte, persino in quelle città che ormai cominciano ad essere uguali ad altre città






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13 giugno 2005

il riposo del guerriero di Bangkok....parte 3.za

13 giugno 2005
Parte 3


.....Body hody? È la domanda di ogni bambino a ogni turista mentre affianca i due piccoli indici. Sta proponendo un massaggio corporale che verrà eseguito da qualche ragazza o ragazzo in fiore o senza fiore, e non necessariamente nel MonaLisa o nell Athami, le case di massaggio per eccellenza, ma in tutta una gamma di oscuri padiglioni umidi dove a un tratto, dietro una vetrata, si scorgono centinaia di ragazze illuminate da colori tipo sorbetto: vaniglia e fragola, soprattutto. Ragazze sorbetto. Chiare di pelle per via delle luci e della loro provenienza, cinesi del Nord, di Pasang o Lamphum, le più richieste. Ragazze cedute dai genitori alle case di massaggio di Bangkok, per alleviare le pene dello stomaco del resto della famiglia e, chissà!, risparmiare pochi dollari e molti bath e guadagnarsi dopo cinque o sei anni di lavori forzati la categoria morale di ragazza e famiglia rispettabili. Ma si tratta per davvero di una variante asiatica? Non esistono misteri simili in qualsiasi paese del Mercato Comune?
Tutto il mondo è Sicilia. Un intervistatore domandò in un'occasione a Leonardo Sciascia perché la Sicilia fosse la sua materia prima per eccellenza e il grande scrittore siciliano rispose: «Tutto il mondo è Sicilia». E così pure la Thailandia. La parola mafia se qualificata di asiatica suggerisce riti e costumi esotici, ma tutte le sette si somigliano e un membro del Mai pen rai (Non ha importanza) somiglia a qualsiasi altro membro di setta mafiosa italiana, colombiana, spagnola, messicana o cinese. Nemmeno la merce trafficata è originale: prostituzione, droga e a Bangkok diamanti, diamanti birmani. Come le ragazze più belle arrivano dal nord, è sempre dal nord che arrivano la droga e i diamanti, attraverso rotte sicure con la complicità di altissimi esponenti del potere militare e amministrativo.
Il viaggiatore che vuole conoscere la Thailandia deve uscire da Bangkok ed evitare la via crucis dei percorsi turistici: troverà allora un mondo rurale in via di decomposizione e di fuga verso le città o verso i centri turistici delle molte spiagge. La Thailandia è un paese colonizzato sino al midollo, retroguardia sicura di tutte le spedizioni nordamericane nel Sudest asiatico, con le vie politiche ed economiche del tutto vampirizzate dagli Stati Uniti.
La cultura di conseguenza si rifugia in isolotti della tradizione simili a giardini buddisti, oppure si uniforma attraverso i mass media completamente influenzati dagli yankee, poveramente frenata dai serial televisivi hindù. La vegetazione, questa sì, continua a sembrare misteriosa agli occidentali, ma non la frutta, perché le serre e i frigoriferi trasformano il rambutan o il litchi in frutti familiari a un milanese o un barcellonese, d'inverno o d'estate.
Se a questo paese si toglie l'incentivo del sesso a buon mercato con corpi piccoli e delicati, di maschi e femmine, cos'altro rimane alla curiosità del turista occidentale? Nulla che non possa più godersi in cinema o in televisione e nemmeno l'incentivo di sfuggire l'inverno. «... Viaggiare verso il Sud», come sognava il personaggio di Eliot, non richiede un viaggio tanto lungo. I Caraibi sono molto più vicini ai paesi del Nord e il «settentrionale» che ansioso di avventure immaginarie parte per il triangolo dell'oppio, al di sopra di Chiang Mai troverà la sorpresa che ho vissuto a distanza di sette anni. Nel 1986 le campagne di Chiang Mai erano tutte coltivazioni di papaveri e l'oppio veniva regalato al turista. Adesso che sono tornato per sempre,  le piantagioni si sono spostate verso il nord più nascosto e i paesi si sono svuotati di uomini per riemprirsi di donne e di bellissimi bambini grassottelli che cantano  rock and roll e ti mostravano le loro cassette. Messisi d'accordo, governo e trafficanti, illegali e legali, di oppio ed eroina, avevano spazzato le piantagioni sotto il tappeto della giungla montuosa sulle frontiere della Cina e della Birmania, avvicinandole a laboratori più o meno segreti, appartenenti al censimento omologato di laboratori clandestini di narcotici.





Mi scuso per la foto ....




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12 giugno 2005

il riposo del guerriero di Bangkok...continua

12 giugno 2005
Parte 2

..... con  questi presupposti le possibilità combinatorie, a livello qualitativo e quantitativo, si scatenavano per finire con una proposta diretta: non desiderate partecipare? In quel momento un esperto in linguistica poteva registrare tutte le varianti del non se ne parla! nelle piú diverse lingue della terra, anche se le spine dorsali dei guardoni riuniti provavano strane e morbose scariche elettriche a spese della loro povera libido repressa. I misteri di Bangkok erano quasi tutti sessuali o ramificazioni dei favolosi commerci di droga al Nord del paese, in un triangolo che comprendeva parte della Thailandia e parte della Birmania, controllato dai signori del narcotraffico e della guerra, sotto lo sguardo vigile degli agenti nordamericani, impegnati nel doppiogioco di conservare i loro alleati strategici e allo stesso tempo di tenere a livelli ragionevoli l'aliquota di droga esportata verso gli Stati Uniti.
Quasi tutte le città si somigliano. Durante la giornata, lo straniero avido di misteri asiatici era costretto a superare il trauma di quest'evidenza: Bangkok somiglia tantissimo al groviglio di qualsiasi altra metropoli occidentale alquanto trascurata. Gli stessi palazzi in serie, maltrattati dai tropici e da una povertà urbanistica da Terzo Mondo. Per strada il traffico allucinante di migliaia di automobili americane di quinta o sesta mano chiariva in parte che non ci si trovava nella periferia di una metropoli qualsiasi in un paese qualsiasi. Il traffico è da kamikaze e la fortuna delle macchine che riescono a non scontrarsi è di per sé il primo grande mistero di Bangkok, come se i guidatori avessero i riflessi telecomandati da una centralina di suicidi rimandati.
La città misteriosa è quella lacustre. La trama di piccoli e grandi canali da cui emergono quartieri palmipedi di canna e paglia, mercati galleggianti, misteriosi spazi quasi vuoti dove languiscono corpi scuriti, come legno di tek. Queste abitazioni sui canali fanno parte della Bangkok per turisti ansiosi di accertare se questa città è la Venezia dell'Asia, ma a nessun asiatico verrebbe mai in mente di definire Venezia la Bangkok dell'Europa. Ma se il turista prima o poi dimentica di esserlo e cerca un rapporto con la gente della Bangkok lacustre, capirà con sorpresa di parlare con personaggi pasoliniani che si esprimono in un thai stridente e pieno di acuti, oppure in un inglese di vocali liberate da ogni previo codice fonetico. Come qualsiasi altra città del mondo da cui fosse passato un sociologo italiano, Bangkok divide i suoi abitanti in emergenti e sommersi, anche se per la sua condizione di città del Terzo mondo i sommersi sono quasi il settanta per cento e per questo motivo offrono al turismo le loro materie prime fondamentali: sesso e droga. Non c'è altro mistero.





Fine seconda parte ..... (continua)





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Un Paese dove lo smog rispetto Milano e 100 tanto
Un Paese dove la cultura e' quasi invidiabile a quella italiana
Un Paese dove il primo ministro raccona un sacco di palle
Un Paese che senza l'aria condizionata friggi dal calore
Un Paese dove il mare sembra quello della Sardegna
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Quesa e' la Thailandia!

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